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SET

Cosa cambia con la riforma del Copyright

Il parlamento europeo ha approvato, in data 12 settembre la riforma sui diritti d’autore, che era stata presentata a luglio e poi rimandata. Non si tratta però ancora del testo legislativo finale, che verrà definito solo al termine dei negoziati tra parlamento, Consiglio e Commissione Ue nelle prossime settimane. Ecco che cosa prevede la riforma che sta facendo tanto discutere.

Il 12 settembre segna forse l’inizio di una nuova era per il mondo del web e del diritto d’autore le cui regole erano ferme al 2001, ovvero quando il traffico e l’uso di internet era ben diverso da quello odierno. Di fatto, con la nuova riforma ed in particolare con l’approvazione degli articoli 11 e 13, cambierà radicalmente quella che fino ad oggi era la modalità di divulgazione di notizie e contenuti sui social e nella rete.

Cosa prevede l’articolo 11

Una vera e propria rivoluzione quella che porta con sé l’articolo 11, che introduce l’obbligo da parte dei motori di ricerca e dei social network di pagare tutti gli autori dei contenuti condivisi sulle proprie piattaforme. In pratica tutte le miriadi di notizie che girano ogni giorno sulle pagine di questi grandi colossi, dovranno essere remunerate. Non ci si ferma dunque al preesistente diritto d’autore sul testo, ma anche a quello sulla presentazione di esso, nella fattispecie i social dovranno riconoscere un corrispettivo anche per tutti quei contenuti pubblicati come anteprima con foto. L’articolo 11 infine specifica che le enciclopedie online che non hanno fini commerciali saranno escluse dal rispettare tale normativa.

Cosa prevede l’articolo 13

L’articolo 13 è il provvedimento che più sta facendo discutere anche i vertici italiani, poiché introduce l’obbligo alle piattaforme web di utilizzare dei filtri per il controllo del caricamento dei contenuti. Stavolta sono coinvolte anche le enciclopedie online come Wikipedia, che non sarà dunque esente dal dover controllare la pubblicazione dei materiali protetti da Copyright. Il rischio maggiore che viene riconosciuto da tutti i detrattori di questo emendamento, è che gli utenti potrebbero perdere quella creatività e spontaneità che era fuoriuscita proprio grazie alla struttura dei social network .E’ per questo motivo, che ad oggi, risulta difficile digerire l’idea che queste piattaforme in cui vigeva la piena libertà di espressione, palesata spesso anche dalla condivisione di contenuti testuali e multimediali di varia provenienza; debbano adesso diventare dei veri e propri “censori“, obbligati dalla legge a dover seguire alla lettera le norme delle case editrici, cinematografiche e discografiche.